Le Torri costiere

Con l’aumento negli ultimi anni del numero di turisti nel Salento, i comuni stanno cercando di promuovere la conoscenza delle torri costiere da parte di turisti, residenti e studiosi. Si sta dando il via, infatti alla riscoperta del patrimonio storico, culturale e ambientale legato alle torri costiere, realizzando nuovi itinerari turistici o inserendo le torri all’interno di quelli già esistenti.

Molte torri costiere del Salento, sono degne di nota sia per le leggende e le storie particolari che le rendono uniche, sia per la bellezza dei luoghi che le circondano. Alcune si possono visitare in quanto vicinissime ai posti più tipici di villeggiatura, per altre c’è la possibilità di attracco con imbarcazioni nei porti più vicini. Si tratta in effetti di costruzioni risalenti alla seconda metà del XVI secolo: le torri aragonesi, hanno tutte una pianta quadrata in quanto più resistenti ai colpi d’artiglieria quando le incursioni piratesche degli arabi e dei turchi la facevano da padrone.
La paura di nuovi attacchi, indusse le popolazioni locali a costruire questa fitta rete di punti di osservazione, tra loro collegati, distanti al massino una trentina di chilometri, dai quali trasmettere segnali di allarme acustici con campane e corni, o visivi prodotti con fumo e fuoco. In cima a queste torri ancora oggi si vedono le caditoie dalle quali venivano rovesciati proiettili oppure olio bollente per rallentare i nemici.

Nello stesso periodo venivano ristrutturate torri preesistenti, risalenti all’età sveva e angioina, che non avevano compiti difensivi e quindi molto piccole, e presentavano una base cilindrica.

Sul versante ionico, si trovano numerose torri.
Torre Sabèa a Gallipoli, rimane a testimoniare la costante lotta che nel Salento la gente ingaggiò contro le scorrerie di invasori; Torre Santa Caterina, posta a circa 60 m s.l.m., circondata da una fitta pineta; Torre delle Quattro Colonne sul litorale neretino, di cui oggi restano solo i quattro bastioni angolari; la Torre di Uluzzo nel parco naturale di Portoselvaggio; Torre Sant’Isidoro, in una insenatura caratteristica; Torre Chianca presso Porto Cesareo; Torre Saturo vicina al caratteristico porto; Torre Palascia situata punto di incontro tra mar Adriatico e Mar Ionio; Torre Badisco col porto omonimo; Torre Specchia di Guardia, a 115 metri sul livello del mare; Torre Santa Cesarea nelle alture poste a ridosso del centro di Santa Cesarea Terme; Torre del Sasso su una grande roccia a Tricase porto; Torre Vado nella marina di Pescoluse; Torre Fiumicelli nei pressi delle spiagge dei Laghi Alimini; Torre Mozza detta così perché crollò più volte; Torre San Giovanni che da torre di vedetta è diventata faro; Torre Sinforo, a Felline; Torre di San Luca, così chiamata per un’antica cappella; Torre Capo Lupo (o Torre Lupo) dal nome del caporale che qui risiedeva; Torre Pali ove il mare è stato riempito di pali per fronteggiare le maree; Torre Uluzzo che svetta sull’alto della scogliera dominando tutta la baia.
E poi ancora Torre Suda, Torre Rinalda, Torre Chianca, Torre Specchia Ruggeri, Torre Palane, Torre Santa Maria.

Sul versante Adriatico si concentra la maggior parte delle torri, come la torre di S. Cataldo che ricorda l’incubo delle invasioni e dei saccheggi turchi, e Roca Vecchia che conserva ancora parte delle sue strutture. Procedendo verso sud c’è Torre dell’Orso, nell’omonima località balneare, la cui tipologia costruttiva a pianta quadrata, risale alla metà del cinquecento; fu concretamente realizzata, insieme alle Torri di San Foca, di RocaVecchia e di Sant’Andrea nel 1569; poi fu armata con un falconetto in bronzo.
Torre del Serpe, simbolo di Otranto è usata come faro (e detta così perché si narra che un serpendte divorasse l’olio delle lampade che facwevano da faro); Torre Sant’Emiliano che si protende solitaria verso il mare. Si ricordano ancora Torre Palane e Torre degli Uomini Morti.

Oggi si sta dando il via alla realizzazione dei lavori necessari per il recupero e la conservazione di alcune torri costiere di proprietà della Regione Puglia, perché la valorizzazione delle torri costiere e la loro salvaguardia rappresentano un modo per preservare il patrimonio storico e ambientale delle coste salentine. A tutt’oggi non esiste un itinerario che indichi la visita di tutte le torri costiere, nonostante rappresentino una autorevole testimonianza del passato e un forte segno identitario del territorio costiero.

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